Viaggio nel deserto del marocco

–>Oggi è il giorno in cui abbandoneremo la civiltà e ci addentreremo nel deserto del Marocco tra le dune dell’Erg Checga alte 300 metri. Dopo una colazione a base di caffè latte, marmellate, burro e pane marocchino, servita sul tavolino accanto al grande divano della deliziosa Petit Casbash , sistemiamo la nostra 308 nel garage di Brahim e saliamo sul fuoristrada di Abu, nostra guida-autista per le prossime 24 ore. Brahim carica alcune buste con i viveri nella jeep e ci saluta osservandoci mentre ci allontaniamo.

Prima tappa Tamegroute , un villaggio lungo la strada per Mhamid famoso per la sua biblioteca Coranica e per le ceramiche smaltate di verde. Scendiamo dalla macchina e ci viene presentato il ragazzo che ci farà da guida attraverso le strade polverose del villaggio. Tamegroute è costituita da 5 casbash di 5 diverse “famiglie” noi visiteremo la più particolare, la casbash sotterranea dei Tuareg perchè, la nostra fortuna sfacciata ha voluto che la nostra guida fosse un tuareg ed, orgoglioso, ci apre la porta della sua dimora. La casbash sotterranea mi ha molto impressionato…non posso veramente credere che qui ci vivano 80 famiglie, stipate come talpe in buchi bui ed angusti, senza finestre ma con antennoni satellitari da fare invidia agli sky-dipendenti italiani!! le solite contraddizioni africane!
Il ragazzo ci accompagna alla scuola Coranica, dove “ci consegna” ad un omino piccolo piccolo che sostiene di parlare italiano. Ci illustra brevemente i manoscritti indicandoci i temi affrontati in ogni volume. Visita interessante. La nostra permanenza a Tamegroute sta giungendo al termine, il tempo di visitare la fabbrica di ceramiche e di acquistare qualche coccetto. (veramente carini e particolari).
Abu svolta a destra su una sterrata: andremo a percorrere una pista che ci porterà attraverso i villaggi rurali della valle del Dra fino ad arrivare agli accampamenti dei nomadi del deserto.
Bambini vocianti rincorrono un pallone sgonfio, donne che camminano stancamente con taniche gialle per l’acqua, asini stracarichi , motorini spompati e biciclette , il buon Abu deve fare una specie di slalom in questa strada stretta e sassosa.
A pochi chilometri da Mhamid riprendiamo l’asfalto: dobbiamo comperare della frutta e poi, entreremo nel deserto. La strada asfaltata finisce e comincia una pista lunghissima che si perde nelle sabbie del Sahara.

marocco on the road
marocco on the road
Cespugli, sabbia dorata intercalata da brevi tratti sassosi, Abu affronta questo primo tratto con l’abilità di chi nel deserto c’è nato. Ci rendiamo subito conto che è bravo e che conosce perfettamente le piste; dopo 1 ora e mezza di sobbalzi, giungiamo all’oasi sacra, un sorpendente palmeto nel bel mezzo del nulla. Una stupefacente sorgente sgorga tra le pietre e qualche donna nomade ci osserva incuriosita, mentre abbevera l’asino nel piccolo ruscello. Ripartiamo, per fermarci più avanti tra un gruppetto sparuto di palme; Abu sparisce e, dopo qualche minuto compare un ragazzo che ci offre thè alla menta. Pranziamo velocemente, e, risaliamo in jepp per raggiungere l’Erg che scorgiamo in lontananza.
Abu si fa strada tra le dune, che dapprima sono piccole, ma che diventano sempre più grandi ed imponenti. Raggiungiamo il campo alle 5 del pomeriggio.Appena arrivati partiamo subito: il tramonto è incombente e non vogliamo perderlo. Ci affrettiamo a scalare le dune più alte: il sole si sta abbassano. La sabbia si colora di un rosso intenso, i segni del vento formano degli straordinari giochi di luce. Da lontano scorgiamo il nostro campo, dobbiamo memorizzare il percorso che abbiamo fatto: di notte rischiamo di non orientarci. Il sole è calato, il buio ci coglie all’improvviso, in pochi minuti torniamo al campo. Prendiamo possesso della nostra tenda berbera e ci facciamo consegnare una pila di coperte. La notte qui al Checga deva fare veramente freddo. Di nuovo ci viene offerto del thè, sembra che qui lo bevano in tutte le occasioni! Al campo siamo in 5: noi 3 più una coppia di Milano. Alle 7 ci servono la cena: zuppa e tajine (ottimo, un plauso al cuoco) anche Marco, che non ama le brodaglie, si fa coraggio e lo mangia!

Questa sera il cielo ci regala una miriade di stelle. Valle la pena di venire fin qui solo per vederle!! I ragazzi del campo intonano alcune canzoni berbere al ritmo dei bonghi. Alle 8, 30 tutto tace, ci ritiriamo nelle tende e mi seppellisco sotto 8 coperte: in questa stagione la notte è lunga e fredda nel deserto. Continua a viaggiare con noi…

Fabila

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