Dalla Gola dell’Infernaccio al rifugio Sibilla

Luglio bollente quest’anno! Weekend libero da impegni lavorativi, perché non trascorrere 2 giorni refrigeranti sui facendo trekking sui Monti Sibillini? Questa volta esploreremo il versante marchigiano visto che quello umbro ormai lo conosciamo a memoria. Vogliamo arrivare fino al Rifugio Sibilla che si trova nell’omonimo monte. Il rifugio, che è aperto sia in inverno che in estate, ci offrirà la possibiltà di rifocillarci e di consumare un ottimo pasto a base di carne alla brace.
Sabato mattina partenza alle 7 da Perugia, siamo in 4 con due auto, è nostra intenzione, piuttosto pretenziosa per la verità, scalare il Monte Sibilla partendo dalla Gola dell’Infernaccio e ritornando, dal versante opposto a Foce di Montemonaco, dove dormiremo. E’ quindi necessario lasciare un’auto alla Gola dell’ Infernaccio ed un’altra a Foce.

Il mio trekking dalla Gola dell’ Infernaccio al Rifugio Sibilla

gole infernaccioE’ una giornata afosa ed iniziamo il nostro giro molto tardi: sono circa le 11 e la temperatura una volta entrati nelle gole è circa di 6 gradi in meno rispetto ai 32 gradi di Montemonaco.
Il percorso si snoda attraverso un sentiero che entra nella parete rocciosa e costeggia il torrente Tenna.
Ai lati, dalle alte rocce scendono delle cascatelle dal nome irriverente: le pisciarelle.
Gli schizzi che ci arrivano sono piacevoli e rinfrescanti. Il primo guado lo superiamo agevolmente ed iniziamo il percorso perfettamente segnalato in mezzo alla rigogliosa vegetazione.
A volte il fondo roccioso un pò scivoloso a causa dell’acqua che filtra, rende la passeggiata un po’ più impegnativa, ma nel complesso il percorso è facile ed agevole tanto che incontriamo numerose famiglie con prole al seguito. Proseguiamo fino a Capotenna , la sorgente del fiume, e da qui decidiamo di tornare a Foce scalando il Monte Sibilla.
Percorriamo velocemente il sentiero della Gola dell’ Infernaccio molto agevole ed adatto anche ai bambini: il sentiero si snoda tra il bosco nel canyon scavato dal fiume Tenna. Ad un certo punto troverai anche l0’indicazione per raggiungere lo scenografico eremo di San Leonardo.  In meno di un’ora arriviamo a Capotenna, la sorgente del fiume Tenna. Da qui dovrebbe iniziare la nostra ascesa sul Monte Sibilla.

gole infernaccio

Monte Sibilla

Chiediamo informazioni sul sentiero da seguire ad un escursionista di passaggio e lui gentilmente e per nostra fortuna (o sfortuna?) ci accompagna nel bosco, dove inizia una salita tra i faggi . Il nostro nuovo amico ci saluta, non prima di averci spiegato a grandi linee la strada che dobbiamo fare che a parole sembra facile. Iniziamo a salire in un bel sentiero costituito da stretti tornanti in una faggeta che ci assicura fresco ed ombra. Dopo un’ora e mezza di cammino fra soste e chiacchiere (poche per la verità, per risparmiare il fiato) siamo alla fine del bosco, qui consumiamo il nostro pasto a base di panini e ciauscolo e poi ci rimettiamo in cammino verso la vetta che ci sembra molto vicina. Ci sembra ho detto, perché una volta usciti dal bosco ci si presenta d’innanzi una vasta radura, il sentiero è sparito e iniziamo a camminare nel prato muovendo l’erba con le racchette per evitare incontri ravvicinati con la vipera dei Sibillini (in realtà è una “viperina” la quantità di veleno che inocula è si e no capace di uccidere una cavalletta!).
Oltre la radura, uno splendido scenario sulle gole dell’Infernaccio sottostanti ed alla nostra destra un’altra montagna da “scalare” con un abbozzo di sentiero a zig zag. Ci facciamo coraggio e continuiamo a salire, il nostro altimetro segna 1600 metri, sappiamo che dobbiamo arrivare almeno a 2150 per trovare la carrareccia che riscende a Foce.
L’ultima parte di salita la facciamo aggrappandoci con le mani: la parete è quasi verticale ed è impossibile salire con le racchette. Il primo che svalica dopo circa 1 ora, grida verso di noi: “ ragazziiiiiiiiiii….ce n’è un’altra!!!”…..noooooooo….impiego le ultime mie forze per raggiungerlo e scopro l’amara verità: non siamo in vetta…mancano ancora circa altri 400 metri. Anche qui non c’è l’ombra di un sentiero come Dio comanda, solo una traccia tra la ghiaia in una parete molto ripida. Mi aiuto con le racchette tenendo fermo il piede a valle.

Dopo un’atra mezz’ora arriviamo in cima: questa volta siamo veramente sul crinale, sotto di noi una magnifica vista su Foce di Montemonaco, ma anche delle nubi minacciose che si avvicinano con relativa nebbia al seguito.

Siamo a quota 2150 metri, abbiamo coperto circa 1500 metri di dislivello, sono le 6 del pomeriggio e dobbiamo riscendere a 900 metri da un sentiero scosceso ed impervio in mezzo alla nebbia. Subito facciamo mente locale ed optiamo per la carrareccia che, se siamo fortunati conduce ad al rifugio Sibilla che in questa stagione dovrebbe essere aperto.
Camminiamo velocemente in discesa in mezzo alla nebbia. Finalmente dopo circa 1 ora e mezza scorgiamo il rifugio. Grazie a Dio troviamo anche 2 persone che scendono a Foce in auto.

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